il percorso

la storia

Il 17 e 18 settembre 2011, nel 150° anno dell’Unità d’Italia, è stata inaugurata la “Ciclovia del Volturno” ideata, durante i suoi innumerevoli viaggi in bicicletta, da Salvatore Capasso, Amministratore delegato della Banca Capasso Antonio spa, realizzata dall’Associazione MTB & Trekking Volturno, e interamente finanziata dalla Banca. La Ciclovia, unica nel suo genere nell’Italia centro-meridionale, fiancheggia, ove possibile, il corso del fiume Volturno, ed è un facile percorso per cicloturisti, dotato di segnaletica, che si sviluppa prevalentemente su strade secondarie e di campagna.

La Banca si è fatta promotrice nel 2008 della realizzazione della “Ciclovia del Volturno” nell’ambito della valorizzazione del territorio alifano – matesino puntando su di un turismo sostenibile ed eco compatibile. La bicicletta costituisce un mezzo di locomozione a metà strada tra la necessità di spostamento e con il piacere di farlo con la lentezza, in contatto con la natura e le realtà locali. Diversi paesi europei, e alcune regioni italiane, si sono ormai attrezzati per favorirne l’uso, ripristinando viabilità in disuso e dando luogo a nuovi tracciati esclusivamente riservati alla bicicletta. Un esempio sono i fiumi, che offrono per la loro natura un’occasione di pedalata particolarmente piacevole.

“Protagonista dell’itinerario è il fiume Volturno – così scrive il giornalista e fotoreporter naturalista Giulio Ielardi sul mensile Plein Air del mese di settembre del 2012 – con i suoi 175 chilometri uno dei principali del nostro Mezzogiorno. Dalle Mainarde al Tirreno, le sue acque solcano freschi paesaggi appenninici, campagne e insediamenti urbani, fino alla piana costiera profondamente segnata da modificazioni territoriali poco o niente pianificate”. La Ciclovia del Volturno ha bisogno di amici sul territorio – prosegue Giulio Ielardi – per svolgere appieno la funzione di volano del turismo locale. Lo stanno capendo i sindaci, lo stanno capendo le altre realtà associative, lo stanno capendo forse più in fretta alcuni privati. Quel che occorre prioritariamente è una rete di ospitalità che veda il coinvolgimento pieno delle comunità locali”. La Ciclovia inizia in Molise, alle sorgenti del Volturno, nei pressi della Abbazia dell’VIII secolo di San Vincenzo al Volturno e si snoda per circa 144 chilometri, lungo valli e colline, ricche di storia e di emergenze naturalistiche, e termina nella antica città di Capua. Il percorso è adatto per chi ama pedalare in tranquillità e, pertanto, non solo per il singolo ciclistica ma soprattutto per le famiglie e gruppi organizzati. Due sono le regioni interessate, ventotto i comuni attraversati, tre i parchi (Parco nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio, Parco regionale di Roccamonfina e foce del Garigliano, Parco regionale del Matese). Sono state istallate duecentocinquanta tabelle direzionali, trenta tabelle informative, seicento segnali di conferma del percorso, otto tabelloni di grande formato con la piantina dell’intero percorso.

come è nata l’idea della “ciclovia”

Un percorso ciclabile può nascere in tanti modi. Quello che segue il corso del fiume Volturno parte da molto lontano. Anni fa un gruppo di amici cominciò ad appassionarsi alla speleologia, esplorando le decine di grotte che si aprono dentro la montagna del Matese, al confine tra Campania e Molise. Le grotte rinsaldarono l’amicizia, e dopo qualche tempo il gruppo cominciò a girare il mondo: con il pretesto dell’esplorazione nacquero anche viaggi a piedi e in bicicletta. Molte di queste avventure si sono svolte su celebri e collaudati itinerari ciclistici europei, ma anche lungo direttrici più selvagge e complesse. Si è andata così accumulando una grande esperienza, e uno dei membri storici del gruppo, Salvatore Capasso, ha avuto l’idea di studiare un percorso lungo il Volturno. Insieme agli amici speleologi ha battuto le stradine secondarie lungo il fiume, alla ricerca dell’itinerario migliore e più lontano possibile dal traffico automobilistico: ne è nato il tracciato che va dalle sorgenti fino a Capua, poco prima della foce.

Della realizzazione si è occupata l’Associazione MTB & Trekking Volturno, coordinata da Nicola Fera, anch’egli viaggiatore e pedalatore di lungo corso. Il passo seguente è stato l’individuazione dell’itinerario definitivo e la sua tracciatura mediante GPS; in questa fase sono state create alcune varianti. Un finanziamento della Banca Capasso Antonio di Alife ha reso possibile la copertura dei costi senza la necessità di finanziamenti pubblici.

Per ottenere i permessi necessari alla collocazione dei cartelli e per costituire una rete allargata, attori sul territorio, sono stati coinvolti tutti i Comuni e gli enti dei territori attraversati dalla Ciclovia. Il risultato è il percorso affascinante della Ciclovia del Volturno: inaugurata nella primavera del 2011, ad oggi è l’unico grande percorso ciclistico segnalato in Italia meridionale.

il percorso dalle sorgenti a Vairano Patenora

Il  percorso ha inizio in uno dei luoghi più intensi di questa parte d’Italia. “Il Molise è romantico, stregato…questa terra meridionale potrebbe essere lo sfondo d’una tragedia come il Macbeth”. Coniato da Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, nonostante sessant’anni di profonde modificazioni territoriali e sociali questo commento non ha perso del tutto d’attualità. E nel comune di Rocchetta al Volturno, bandierina d’avvio della ciclopista, si trova una delle mete religiose ma soprattutto storiche artistiche più importanti dalla regione: l’abbazia di San Vincenzo al Volturno. Siamo ai piedi delle Mainarde e ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise. Su un colle a dominio del paese nuovo sorgono le affascinanti rovine di Rocchetta Alta o Vecchia, svuotata dall’emigrazione negli anni ’50, oggi utilizzate in parte per il ricovero di capre, galline e pecore.

Invece presso le sponde del fiume appena nato ecco l’abbazia, fondata nel 703 da tre nobili beneventani. Raggiunse il suo massimo splendore nella prima metà del IX secolo; la sua fama è dovuta senza dubbio alla cripta di San Lorenzo, unico ambiente degli edifici originari giunto integro ad oggi. Le pareti del vano, di modeste dimensioni, sono rivestite da affreschi di eccezionale qualità artistica, datati fra gli anni 826 e 843; in quel periodo spettò il governo all’abate Epifanio, ritratto con la veste rossa e il nimbo quadrato attorno al volto. Il Martirio di San Lorenzo è una delle scene affrescate ancora ben conservate, ma l’intero ciclo è una delle poche e più intense testimonianze della pittura italiana prima del Mille giunte ai giorni nostri. Negli immediati pressi della cripta sono state riportate alla luce le strutture del monastero alto medioevale e la pista scorre giusto accanto.

Ci si avvia dunque a pedalare per la piacevole stradina sterrata che accompagna il fiume lungo i primi 3 chilometri, fra i campi. Dopo un facile guado si procede su asfalto e attraversata la piccola frazione Cartiera si prosegue sulla strada proveniente da Pizzone raggiungendo il centro abitato di Cerro al Volturno. Uno spiazzo al lato della strada permette di rimirare dal basso il poderoso castello Pandone, eretto intorno al 1400. Proseguendo su strada si sale e si attraversano i graziosi villaggi di Petrara e Valloni.

Una stradina asfaltata di 6 chilometri – non in buone condizioni – scende e risale fino a un lavatoio nella frazione Casale; s’incontra quindi una discesa che immette nel centro abitato di Colli al Volturno. Lasciata la strada per Fornelli, ecco l’interessante Ponte Rosso, in ferro: subito prima della struttura una stradina scende al fiume, per una sosta refrigerante. Dopo il ponte si costeggia il Volturno e lo si attraversa sulla diga di Ripaspaccata nel comune di Montaquila, quindi si procede in una piana coltivata fino a Taverna di Roccaravindola. Attraversato il ponte dei Venticinque Archi e lasciata la strada, si percorre un saliscendi sterrato che dopo aver attraversato il grazioso villaggio di Campo della Fontana (frazione di Monteroduni) riprende la carreggiata per raggiungere il bacino Enel di Capriati al Volturno.

Costeggiando il fiume che appare e scompare alla vista si raggiunge il Ponte del Re dove si dirama una variante sulla riva sinistra di 12 chilometri e mezzo (Ciorlano, Pratella, Ailano), che si ricongiunge al percorso principale della riva destra nel comune di Vairano Patenora dopo aver attraversato l’abitato di Mastrati nel comune di Pratella. In alternativa si prosegue sui tratti pianeggianti dei comuni di Venafro, Sesto Campano (attraversamento del centro abitato) e Presenzano, dove il centro visite della centrale Enel è a 500 metri dal percorso che costeggia per un tratto l’invaso inferiore. Si attraversa la SS 85  Venafrana e si prosegue sulle stradine, tra i campi coltivati della bonifica nel comune di Vairano Patenora.

Situato quasi a metà percorso (65 km dalla partenza) Vairano è la base logistica per organizzare il viaggio sulla Ciclovia: oltre a trovarsi in corrispondenza dell’uscita Caianello dell’A1, il paese dispone di una stazione ferroviaria e una fermata di autobus ben collegati a Roma, Napoli e Pescara. Inoltre, da Vairano si raggiungono per un’erta stradina (nell’ultimo tratto di salita si spingono le bici a piedi) i resti della badia della Ferrara, agli inizi del ‘200 importante presidio cistercense che estendeva i possedimenti su tutta la zona. Tra le mura che ospitarono per due volte l’imperatore Federico II e frate Pietro da Morrone – poi divenuto papa con il nome di Celestino V – si scorgono archi e tracce di antichi affreschi.

il percorso da Vairano Patenora a Capua

Si prosegue lungo un bel tratto per Pietravairano, quindi si costeggia su sterrato un canale di irrigazione del Consorzio di Bonifica, attraversando il territorio dei comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife. Importante località dalla ricchissima storia, Alife conserva un centro cittadino circondato da un’antica cinta muraria ed è senz’altro meritevole di una deviazione (dista 2 chilometri dal percorso della Ciclovia). Da non perdere la cripta della cattedrale del XII, il Museo Archeologico dell’Antica Alifae, numerosi resti romani tra cui mausolei, criptoportici e l’anfiteatro. Non lontano dal paese, in contrada Vernelle, l’omonima azienda offre ospitalità ai cicloturisti nonché ai camper di passaggio: oltre ad affacciarsi su un tratto ombroso del fiume, il country resort dispone di cavalli per escursioni nei dintorni.

Dopo Alife si fa ingresso nel comune di Gioia Sannitica e presto arrivano i saliscendi di Ruviano che sovrastano il fiume con belle vedute panoramiche. Da questo punto in poi accanto alla Ciclovia è facile incontrare allevamenti di bufale, segnalati dal tipico e penetrante odore. Si prosegue per Castel Campagnano e la caratteristica frazione Squille e, con saliscendi un po’ faticosi, si susseguono i territori nei comuni di Caiazzo, Piana di Monteverna (attraversamento del centro abitato), Castel di Sasso, Pontelatone e Bellona.

Dopo il superamento del fiume sul Ponte Annibale una deviazione a sinistra, lasciando la Ciclovia, conduce in breve a quella che è possibile definire – per il rilievo che assume nella storia della pittura – l’Assisi della Campania, sconosciuta ai più. Stiamo parlando di Sant’Angelo in Formis, dove si trova l’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo. Varcato un arco dietro le case del piccolo abitato, ecco la sorpresa: a destra la chiesa e dall’altro lato uno spiazzo che affaccia su un agrumeto e un panorama che ridà fiato. La Basilica, sorta sui resti di un tempio romano, prese le forme attuali attorno all’anno Mille. L’interno, scandito da quattordici colonne in due file, presenta pareti quasi interamente affrescate. E quel ciclo pittorico, dove ignoti artisti raffigurarono tra il 1072 e il 1087 scene del Vecchio e del Nuovo Testamento ancora di incredibile e commovente espressività, è considerato dagli studiosi tra i più importanti del nostro Medioevo.

Tornati sulla statale si raggiunge facilmente Capua – attenzione al traffico automobilistico – dove, all’imbocco del ponte romano sul Volturno, termina il percorso della Ciclovia. Anticamente attrezzata con un porto fluviale che la metteva in comunicazione con il Tirreno e le altre città della costa, Capua ha una storia illustre che la pone tra i principali centri urbani dell’Italia antica. Qui si visitano almeno il Duomo e il Museo Campano, dal bellissimo e particolare portale d’ingresso, tra i più felici esempi di arte catalana del nostro Meridione.

A poca distanza, nel territorio di Santa Maria Capua Vetere, si trova il sito archeologico dell’antichissima città di Capua, distrutta nel IX secolo dai Saraceni. Il suo anfiteatro romano (detto campano), secondo per dimensioni solo al Colosseo, è l’immagine più celebre di un patrimonio d’inestimabile ricchezza. Il simbolo di un tesoro di storia, arte, tradizioni, identità, ancora alla ricerca di un’autentica e piena valorizzazione. Lungo l’eterno nastro d’acqua del Volturno, anche una Ciclovia può aiutare.

informazioni tecniche sul percorso

Località di partenza: Rocchetta a Volturno (provincia di Isernia) presso località sorgenti del Volturno 567 m s.l.m.

Località di arrivo: Capua (provincia di Caserta) 28 m s.l.m.

Sviluppo totale: 144,500 km

Altitudine massima: 615 m s.l.m.

Dislivello totale in salita: 492 m

Dislivello totale in discesa: 1106 m

Tempo di percorrenza: varia in base alle condizioni fisiche del ciclista ma di solito, considerato il tipo di itinerario, ciclo turistico, due giorni diviso in due tappe, almeno un week-end.

Fondo del manto stradale: asfalto misto a sterrato

Cicabilità: totale

Grado di difficoltà: medio/facile, senza particolari difficoltà tecniche, adatto a tutti con dislivelli abbordabili e lunghezza del percorso a tappe solo a volte di poco superiori a 50 km.

profilo altimetrico

tour del percorso

Route map for Ciclovia Del Volturno by RENATO CAPASSO on plotaroute.com

la segnaletica

E’ un sistema di segnali verticali (istallati, prevalentemente, su pali della segnaletica stradale esistente) con lo scopo di indicare al cicloturista: la direzione, il luogo, la distanza percorsa dalla partenza (sorgenti del Volturno), la quota, le emergenze storiche e ambientali presenti sul territorio, l’intero percorso sui tabelloni 90 x 120 dislocati in alcuni luoghi particolari del percorso.

scarica la traccia GPS del tracciato

Qui potrai scaricare la traccia GPS del tracciato in formato GPX leggibile dai maggior dispositivi di navigazione mobile.

GPX – dorsale

GPX – variante torcino

parlano di noi

La Ciclovia del Volturno ha avuto un successo nazionale tanto da essere inserita in diversi siti di cicloturismo italiani. La rivista PleinAir ha dedicato un articolo al percorso scritto da Giulio Leardi.

I link che ti proponiamo parlano dell’esperienza personale degli autori che hanno percorso la Ciclovia.

Sito PleinAir.it – apri la pagina ed esplora.

Sito Bikeitalia.it – apri la pagina ed esplora.

Sito Cicloturismo.it – apri la pagina ed esplora.

Sito Spaccanapoli.it – apri la pagina ed esplora.

video del percorso

Vi proponiamo alcuni video realizzati durante l’inaugurazione della Ciclovia del Volturno, buona visione.

Intervista all’ideatore della Ciclovia del Volturno, dott. Salvatore CAPASSO, amministratore delegato della Banca Capasso Antonio Spa.

La Ciclovia del Volturno approda su TG R, ecco il video.

Alcuni momenti dell’inaugurazione della Ciclovia

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