“Matese” carnet fotografico di Natalino Russo

Abbiamo il piacere di annunciare l’uscita del volume “Matese”, che Natalino Russo ha dedicato alle nostre montagne e al territorio matesino.

Anticipiamo qui la prefazione di Salvatore Capasso.

Frequento assiduamente il Matese dall’inizio degli anni ’80, quando acquistai una moto da trial dello stesso colore del cielo d’inverno: insieme a un amico percorrevamo ogni fine settimana sentieri e strade bianche, scalavamo vette e altopiani. Nel maggio del 1982 raggiungemmo la vetta del Miletto, e nei mesi successivi le altre cime del massiccio. Andavo così costruendomi una mappa mentale che mi permise poi di immergermi in un carosello di diverse attività, dall’escursionismo alla speleologia, dal canyoning allo sci di fondo, dall’arrampicata al cicloturismo.

Nel 1985 nacque il Gruppo Escursionisti del Matese, e nello stesso anno fu costituito presso l’Associazione Storica del Medio Volturno il Gruppo Speleologico del Matese, che fece conoscere a tutti le grotte di questa montagna organizzando conferenze e proiezioni di diapositive, come la spettacolare multivisione “Matese SottoSopra”. Il Gruppo ha proposto anche una decina di corsi d’introduzione alla speleologia, ai quali hanno partecipato negli anni oltre cento ragazzi entusiasti e ansiosi di esplorare.

Tra loro c’era Natalino Russo. L’ho incontrato nel febbraio ’92, al secondo corso. Non ancora ventenne, aveva i capelli lunghi di un biondo dorato. La sua sete di conoscenza, pari alla mia, ci ha portati poi a condividere anche altre passioni, tra cui i viaggi in bicicletta. Con Natalino e altri amici sono andato la prima volta a Santiago di Compostella, nel 2004, un’avventura iniziata una serata d’inverno vicino al camino con un buon bicchiere di vino rosso e terminata con la pubblicazione del suo libro “La Via di Santiago”.

La speleologia è stata determinante nello sviluppo professionale di Natalino, e le sue numerose spedizioni all’estero con il gruppo La Venta hanno contribuito ad acuire la sua personalissima visione del tempo e dello spazio. Nei suoi scatti, Natalino riesce a cogliere il particolare e l’insieme. Le sue fotografie sono equilibrate, dense di sfumature, coinvolgenti, come la quinta delle colline caiatine con sullo sfondo il Vesuvio, o come la foto della signora con i cani pastore sul decumano della città romana di Sepino. La partita a carte nel vecchio Welcome Bar al Passo di Prete Morto restituisce l’atmosfera di un tempo andato. E poi i battenti di Guardia Sanframondi, l’enigmatica e inquietante “Quaresima” davanti a una casa di Prata Sannita, l’anziana venditrice di funghi, il suonatore di fisarmonica e il signore che balla in una festa popolare a Cusano Mutri, il carbonaio nelle faggete di Campochiaro che col mulo trascina un tronco appena tagliato. E il ruvido paesaggio carsico, le doline e le grotte, il sifone di ghiaia di Pozzo delle Neve, il casco che illumina l’epigrafe del rifugio La Casella, che ospitò il Corpo di Guardia del Perrone e ora è sede del Gruppo Speleologico del Matese. Queste fotografie sono attimi di un tempo che ha segnato le nostre vite e i nostri destini.

Mi piacciono le storie che partono da lontano. Come quella della banca che rappresento e che ha finanziato questo libro. Fondata nel 1912 dal mio antenato Antonio Capasso, allora ventiquattrenne, oltre un secolo dopo porta ancora il suo nome. Negli anni la Banca ha coniugato la logica imprenditoriale con una dimensione di carattere sociale, andando oltre la mera filantropia e puntando a valorizzare il territorio. Si è fatta promotrice di eventi culturali e sportivi, ha inventato festival, ha finanziato decine di libri, ha elargito borse di studio e premi di laurea, ha organizzato mostre fotografiche e progetti di educazione finanziaria, ha progettato e finanziato ciclovie, ha contributo al restauro di affreschi e promosso campagne di scavo nella città di Alife. Solo negli ultimi dieci anni sono stati erogati fondi per oltre 330 mila euro.

Questo carnet fotografico di Natalino Russo contribuirà senza ombra di dubbio a valorizzare la nostra terra, oggi più di ieri. Dopo questo periodo difficile avremo bisogno di una rinascita collettiva che rianimi i borghi, ripopoli i quartieri, nutra la sete di conoscenza dei giovani, apra il territorio a una nuova progettualità.

Ora più che mai dobbiamo essere resilienti, tenaci e soprattutto lungimiranti. Ogni qual volta dovevo uscire dal fondo di una grotta potevo contare solo sulle mie forze e sull’esile fiammella del mio casco, ma avevo un solo obiettivo: rivedere la luce del sole o delle stelle, e sentire il profumo della terra. Bisogna toccare il fondo per rinascere.

Salvatore Capasso
Amministratore Delegato della
Banca Capasso Antonio spa


Visita il sito di Natalino Russo
www.natalinorusso.it
Natalino Russo
”Matese” carnet fotografico
Formato 13×19 cm, copertina Pantone metallizzata
144 pagine con 69 fotografie in duotone e a colori
Tiratura limitata con copie numerate Edizione 2021

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